Dott.ssa
Carla Merola D’Elia
Psicologa
Psicoterapeuta
Dott.ssa Carla Merola D’Elia
Psicologa Psicoterapeuta

Come funziona una psicoterapia a Monza?

come funziona psicoterapia Monza

Indice

Che cos’è una psicoterapia?

La psicoterapia è una relazione d’aiuto, è un incontro umano in cui poter sperimentare una “relazione sana” ovvero, uno spazio e un luogo in cui vivere una relazione più consapevole con se stessi e con l’altro.

Noi siamo sempre in una relazione: con gli altri e con noi stessi, ecco perché ogni tentativo di fuggire per altri mondi lontani è vano, perché ovunque andiamo non possiamo fuggire da noi stessi.

Tutto ciò che ci attanaglia: i problemi, le difficoltà, le fragilità, il modo di vedere e di interpretare il mondo e gli altri, il mondo emotivo, il modo in cui ci trattiamo e quello con cui ci relazioniamo agli altri, sarebbero sempre con noi anche nelle isole paradisiache della Polinesia e tutto si ripresenterebbe uguale a prima, dopo il primo breve entusiasmo.

La psicoterapia ci permette di vivere uno spazio umano, mentale, emotivo dove sperimentare quella comprensione che diviene terreno fertile per esperire i propri bisogni e sentirsi ascoltati e accolti all’interno di una relazione di fiducia, spesso questa matura nel tempo e altre volte se ne fa esperienza per la prima volta, regalando un nuovo modo di stare nel mondo.

La relazione terapeutica potrà essere quindi, il banco di prova in cui sperimentare una relazione alternativa, al di fuori del proprio pilota automatico con cui si vive la propria vita, per poter poi instaurare relazioni più sane nel mondo, con sè e con gli altri.

Il primissimo incontro “Buongiorno sono…”

Il primissimo incontro lo considero il primo contatto telefonico.

Ma cosa c’è dietro a questo gesto apparentemente semplice?

Il volersi bene, la presa di consapevolezza di una difficoltà incontrata, ed il coraggio di volerla affrontare chiedendo aiuto.

Per molti però chiedere aiuto può significare dover superare:

  • la convinzione che i problemi non sempre si riescono ad affrontare da soli;
  • la sensazione che sarà faticoso fidarsi, affidarsi e svincolarsi dalla paura del giudizio;
  • i pregiudizi relativi a chi va dallo psicologo: “è matto”, “è debole”;
  • il costrutto “io sono fatto così”.

A tutti coloro che vivono queste fatiche od anche altre, vi posso dire che nel momento in cui pronuncerete “Buongiorno sono…” il primo passetto sarà già compiuto, avrete superato la prima difficoltà che per un tempo X vi ha frenato e vi ha fatto rimandare a domani e domani ancora, il preoccuparvi del vostro benessere.

Il primo colloquio vis a vis

Il primo incontro è sempre denso emotivamente sia per la persona che entra che per lo stesso terapeuta.

Per tale motivo, all’ingresso del mio studio di psicologia a Monza ho avuto piacere a scrivere un benvenuto per accogliere le persone:

A chi si vuole bene e non si accontenta di sopravvivere.

A te che hai varcato la porta della terapia,
insieme,
con gentilezza,
pazienza
e rispetto,
cammineremo fianco a fianco,
in punta di piedi
per varcare la porta dentro di te,
dietro la quale hai confinato involontariamente e spesso volontariamente
quelle tue parti che proprio non ti piacciono,
quelle fragilità da cui fuggire,
quelle emozioni che sono scomode da indossare,
quelle difficoltà troppo faticose da affrontare,
quelle parole che non si possono dire “tanto…”,
quei pensieri che non vorresti,
quei ricordi da cui hai avuto bisogno di prendere le distanze,
quelle scelte troppo paurose/rischiose
e quei desideri che “proprio non è il momento”.

Insieme,
inviteremo a stare con noi tutto ciò che ha visto solo buio,
cercheremo di dar voce a quell’urlo silenzioso,
spesso soffocato
che fino ad ora,
ha saputo solo prendere le sembianze della sofferenza/insofferenza.

Tutto potrà acquistare,
con i giusti tempi,
la dignità di parola,
superando paura,
vergogna
e senso di colpa
che spesso spingono verso il buio.

Accoglieremo,
ascolteremo,
accetteremo
e ringrazieremo ogni parte di te,
ogni emozione,
ogni pensiero,
ogni desiderio,
ogni fragilità,
ogni ricordo allontanato
perché è lì che risiede la tua interezza,
la tua essenza,
la tua serenità.

Lì ritroverai te stesso nella tua complessità,
unicità,
fragilità,
forza.

Lì ti accoglierai in un abbraccio.

Ogni primo incontro è sempre unico e irripetibile: un incontro di sguardi, di corpi che comunicano il proprio sentire, di due menti e di due cuori che si aprono all’altro in sinergica reciprocità, con rispetto, pazienza e gentilezza.

Durante questo primo colloquio la persona racconta ciò che lo ha condotto a varcare la porta della stanza di terapia e si racconta nel suo essere, perché si è molto di più della difficoltà incontrata che spesso invece non fa vedere niente altro.

In prossimità della fine del primo incontro assisto spesso allo stupore delle persone di quanto siano stati capaci di aprirsi, di quanto il tempo sia passato in fretta, di quanto sia stato più facile rispetto alle loro aspettative.

Spesso il primo colloquio sembra avere un potere terapeutico e non perché il terapeuta sia un mago, ma perché molto spesso il solo aprirsi, permette di liberarsi a quanto confinato per troppo tempo dentro di sé, dando la possibilità di espressione e quindi di esistere, senza parlare poi, degli effetti benefici dell’essere ascoltato e accolto nella propria interezza.

Nessuno giudica nessuno, siamo anime erranti in cerca di significato e la terapia ci ridona questo significato.

Quanto dura la psicoterapia?

Domanda da un milione di dollari.

La durata è estremamente variabile, perfino di fronte allo stesso disturbo o difficoltà incontrata.

Personalmente non sposo un approccio in cui a priori si conosce il numero preciso di incontri che permetterà la risoluzione del problema o lo stare bene semplicemente perché:

  • non è il mio modo di lavorare;
  • bisogna comprendere la natura del problema e capire cosa desidera raggiungere la persona;
  • bisogna valutare le risorse personali nonché le risorse esterne della persona;

…..potrei continuare con una serie di perché ma la verità è che ogni persona è un mondo a sé e pertanto ognuno ha bisogno dei suoi tempi per il cambiamento.

Ciò che spesso riporto alle persone che si rivolgono a me è che per vedere sbocciare un seme bisogna avere pazienza, se lo innaffiamo di più con il tentativo di accellerare i tempi della fioritura, il risultato sarà esattamente inverso, un appassimento e una forte diminuzione della vigoria, per non aver saputo attendere la giusta tempistica.

Ciò che invece posso dire è che il colloquio ha una durata variabile dai 45 ai 60 minuti ed una frequenza di una volta a settimana che nel tempo potrà andare a scalare, quando la persona si sentirà meglio, fino a giungere a conclusione.

Quale è la terapia più efficace?

C’è una scuola di pensiero dietro ad ogni operazione a cuore aperto e c’è una scuola di pensiero dietro ad ogni terapia ma la vera differenza la fa la persona.

Non entrerò, pertanto, nel merito di quale sia il miglior approccio psicoterapeutico semplicemente perché non penso che ci sia il migliore per eccellenza: cognitivo-comportamentale, dinamico, sistemico-relazionale, transazionale, psicoanalitico, bioenergetico, sistemico-familiare, rogersiano, gestaltico, ogni psicoterapia mira a stimolare dei cambiamenti nelle persone per aumentare il proprio benessere psico-fisico, ogni psicoterapia è una potenziale risorsa per giungere al benessere.

I diversi approcci si focalizzano su alcune dimensioni specifiche e pertanto persone differenti possono aver bisogno di approfondire dimensioni differenti dell’esperienza umana, sarà responsabilità del terapeuta comprendere se le sue attitudini, caratteristiche personali e professionali possono essere d’aiuto a quella persona.

Che tipo di psicoterapia pratico nel mio studio a Monza?

Il piacere di esercitare una professione di aiuto, unita alla curiosità personale e professionale nonchè alla voglia costante di crescere ed imparare mi hanno spinto negli anni a fare numerose esperienze con differenti approcci:

  • L’approccio cognitivo-comportamentale: si basa sull’assunto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti. Ciò che proviamo ed il modo in cui ci comportiamo derivano da ciò che stiamo pensando, ovvero dal modo in cui interpretiamo gli eventi che ci accadono.
    Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” Marcel Proust.
    Quale è il motivo per cui due persone poste di fronte ad uno stesso evento reagiscono in modo differente e provano emozioni differenti? Il modo in cui interpretano la realtà.
    La terapia cognitiva-comportamentale interviene sui pensieri automatici, sulle convinzioni e sugli schemi cognitivi disfunzionali che mantengono la sofferenza nel tempo, così da poter regolare anche il mondo emotivo doloroso.
  • La terapia ACT (Acceptance e Commitment Therapy) rientra tra le terapie di “terza generazione” della terapia cognitivo-comportamentale. L’ assunto di base, di questa terapia è che le esperienze dolorose fanno parte della vita ed ogni tentativo di esercitare un controllo su di esse, negarle o evitarle sarebbe motivo di sofferenza.
    La sofferenza psicologica spesso viene indotta dal dialogo interiore che ognuno ha con se stesso fatto di pensieri, immagini, giudizi, valutazioni rigidi e negativi (per es. “non ce la posso fare”, “potrei fare di più”, “sono un fallito”; per un bambino/adolescente potrebbe essere “non riuscirò mai a fare amicizia”, “nessuno vuole stare con me”, “ce l’hanno tutti con me”, “nessuno mi capisce”).
    L’obiettivo sarà quindi di aiutare le persone a riconoscere e prendere consapevolezza del proprio dialogo interiore per dare cittadinanza e legittimità ai propri pensieri, emozioni dolorose e reazioni senza ricorrere a scappatoie come l’evitamento o la soppressione ed intraprendere azioni efficaci guidate dai propri valori (chi o che cosa è importante per te?)
  • La mindfulness: insegna a porre l’attenzione al qui ed ora, è la consapevolezza al momento presente in modo intenzionale e non giudicante.
    In questo modo la mente non si perde in un futuro lontano che ancora non è accaduto e che non possiamo prevedere e non si perde nel passato, in quel che sarebbe potuto essere, in quello che si sarebbe potuto fare, in tutti i “se….” che comunque non cambiano ciò che è stato.
    Vivere nel passato può far vivere emozioni reali quali rimpianto e frustrazione per ciò che è stato o per ciò che non c’è più; così come vivere nel futuro può far provare emozioni reali quali incertezza e ansia per ciò che ancora non è; tutte queste emozioni inquinano il presente, impedendoci di viverlo con piacere e benessere.
    Vivere in modo mindfulness significa saper diventare consapevoli di noi, di ciò che stiamo provando ora, dove il nostro pensiero si trova, in modo da riportare la mente al qui ed ora con gentilezza, pazienza e amorevolezza, utilizzando il respiro per ricentrarci e poter stare esattamente in questo momento.
  • La Compassion Focus Therapy (CFT): “Compassione è l’abilità di esperire in modo accettante emozioni difficili; di osservare in modo mindful i nostri pensieri giudicanti, senza permettere loro di dominare le nostre azioni e i nostri stati mentali; di impegnarci in modo pieno con gentilezza e autovalidazione verso direzioni di vita ricche di valore; e di cambiare in modo flessibile la nostra prospettiva verso un più ampio senso di sé” (Hayes, 2012; Dahl, e coll. 2009).
    La compassione, spesso è affiancata a parole con una accezione negativa come “debolezza”, “commiserazione” o “pietà” invece, è una sensibilità verso la nostra sofferenza e verso quella degli altri, unita ad un profondo impegno nel tentare di alleviarla e prevenirla.
    Praticando la compassione è possibile diventare meno autocritici, arrabbiati, ansiosi, o depressi ed è possibile sviluppare un nuovo modo di trattarsi e trattare gli altri nei momenti difficili tanto da contribuire ad un miglioramento del benessere psicologico.
  • L’approccio rogersiano centrato sulla persona: questo approccio si fonda sulla concezione positiva della persona, ovvero ogni individuo possiede in sé risorse e potenzialità per modificare e migliorare il proprio comportamento (definita tendenza attualizzante).
    Il ruolo del terapeuta è quello di facilitare questa consapevolezza creando un clima di accettazione, empatia, fiducia e responsabilizzazione perché se è vero che non siamo responsabili di ciò che ci è capitato soprattutto nella primissima età, è vero invece che ora siamo responsabili di noi e di ciò a cui andiamo incontro.
    La terapia è vista come un incontro tra due persone che fanno un percorso di crescita insieme.

“Sulla base delle mie esperienze, ho notato che se posso contribuire a creare un clima contrassegnato da genuinità, apprezzamento e comprensione, allora avvengono cose molto stimolanti. Gruppi e persone si muovono, on un clima simile, dalla rigidità verso la flessibilità, da un esistere statico a un vivere dinamico, dalla dipendenza verso l’autonomia, dalla difensività verso l’autoaccettazione, da un essere ovvio e scontato verso una creatività imprevedibile” (Carl Rogers)

Pertanto oggi posso dire di integrare ed utilizzare questi approcci e le loro tecniche a seconda della persona che mi trovo di fronte, in modo da poter cucire su di lei il miglior “vestito su misura” rispetto alle sue caratteristiche e ai suoi bisogni; così come un sarto predispone i suoi strumenti di lavoro per corporature differenti, allo stesso modo uno psicologo predisporrà la sua preparazione professionale per rispondere allo specifico malessere di quella specifica persona.

Può poi anche capitare di dover inviare un paziente ad un collega, come previsto dal Codice Deontologico degli Psicologi, in quanto ha una specializzazione maggiormente idonea al tipo di problematica riscontrata durante la raccolta anamnestica o anche in una fase più avanzata della terapia.

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