Dott.ssa
Carla Merola D’Elia
Psicologa
Psicoterapeuta
Dott.ssa Carla Merola D’Elia
Psicologa Psicoterapeuta

Consulenza psicologica e psicoterapia per adulti

Consulenza psicologica e psicoterapia per adulti

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La consulenza psicologica può essere utile nei casi in cui una persona in un momento particolare della sua vita sente di vivere una difficoltà che influisce sul suo benessere personale tale da compromettere gradualmente i vari ambiti di vita come il lavoro, le relazioni familiari, amicali e di coppia nonché il proprio progetto di vita.

Qualunque sia la ragione che spinge un adulto a contattare uno psicoterapeuta, la motivazione al cambiamento è un fattore positivo ed è un ottimo punto di partenza.

Durante il primo colloquio viene lasciato spazio alla propria storia personale dando voce al disagio che ha condotto la persona ad un consulto. Si delineerà un quadro che permetterà di definire un trattamento coerente con la problematica riportata con l’obiettivo di promuovere il benessere della persona, potenziarne le capacità e migliorarne la salute.

Il percorso gradualmente condurrà alla comprensione della relazione tra le situazioni, i pensieri, le emozioni e i comportamenti, aiutando a dare un senso, a capire come si è sviluppato il problema e perché si mantiene. Questo processo porterà progressivamente alla consapevolezza, comprensione e diminuzione del disagio emotivo, con il raggiungimento di un maggiore equilibrio.

La durata di un percorso è variabile:
alcune persone rimangono in terapia per un periodo molto breve, appena sei-otto sedute. In altri casi la terapia può durare alcuni mesi e in altri casi più di un anno. Questo dipende da numerosi fattori non preventivabili.

Verso la fine della terapia, quando la persona si sentirà meglio, la frequenza delle sedute potrà essere diradata nel tempo fino alla conclusione.

FAQ - Domande frequenti sulla psicoterapia per adulti

La psicoterapia individuale per adulti ha una tariffa base di 80 euro e la seduta ha una durata variabile tra i 45-60 minuti. La periodicità è settimanale ma verso la fine della terapia quando la persona si sentirà meglio la frequenza può essere diradata nel tempo fino a giungere alla conclusione.

Tutte le sedute vengono fatturate. Le fatture sono detraibili fiscalmente come prestazioni sanitarie.

Dal 2018 il D. lgs 3/2018 ha ufficialmente riconosciuto lo psicologo un Professionista Sanitario, rendendo così le prestazioni psicologiche deducibili ai fini IRPEF.
Per poter usufruire della detraibilità il pagamento deve essere tracciabile (bonifico bancario, POS, PayPal), eliminando la possibilità di detrarre laddove il pagamento si effettui in contanti.

Il terapeuta trasmette al Sistema Tessera Sanitaria, ovvero all’Agenzia delle Entrate, le fatture così che il paziente in automatico le ritroverà nella propria dichiarazione dei redditi.

La detrazione fiscale permette quindi di recuperare parte di ciò che è stato investito nel proprio benessere psicofisico.

Trovo molto corretto poter valutare che lo psicologo a cui voglio rivolgermi rientra tra i professionisti appartenenti all’Ordine degli psicologi.

Eseguire questo controllo è molto semplice: è sufficiente cliccare al seguente link e inserire il nominativo della persona.

Lo psicologo, come da Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, è strettamente tenuto al Segreto Professionale (art. 11-17 del Codice), derogabile solo previo valido e dimostrabile consenso del paziente o per ordine dell’Autorità Giudiziaria o qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del paziente e/o di terzi.

No, il primo colloquio non è gratuito.

È spesso il colloquio più impegnativo ed importante in quanto è il momento in cui si pongono le basi per costruire la relazione terapeutica.

È un momento molto delicato, in cui, la persona che in cuor suo ha deciso di chiedere aiuto, incontra un terapeuta, sì, ma pur sempre un perfetto sconosciuto a cui aprire se stesso.

È il momento in cui il paziente inizia a sentire se si sente accolto, se si sente in un luogo al sicuro, se si sente a suo agio nel parlare di sé così come nel vivere il proprio mondo emotivo a volte fatto anche di silenzi. Questa prima conoscenza fatta perlopiù di sensazioni, getterà le basi per la costruzione di una grande alleata della terapia: la fiducia.

È quindi il momento dell’incontro da cui nasce la possibilità di co-costruire un percorso terapeutico d’aiuto, dal quale, la persona imparerà ad entrare in contatto con sé in modo più funzionale con ciò che gli accade, con il suo mondo di emozioni, pensieri, valori, desideri, obiettivi, scelte…

Spero che sia riuscita a farti arrivare le motivazioni per cui il primo colloquio non ha un accesso gratuito e ti ringrazio per la fiducia che riporrai nel decidere di fare questo primo colloquio.

Le sedute individuali di psicoterapia per adulti hanno una cadenza di una volta a settimana all’inizio del trattamento e fino a quando non si valuti insieme che, avendo raggiunto gli obiettivi prefissati, accompagnati da un senso di maggiore benessere, si può passare ad una terapia quindicinale, fino ad un incontro al mese per osservare la stabilità di quanto raggiunto, per poi giungere alla conclusione della terapia.

Lo spazio di terapia è paragonabile ad una “palestra dell’anima”, per vedere dei cambiamenti fisici in palestra vi basterebbe andare in palestra una volta ogni quindici giorni?
Per quanto piacerebbe a tutti noi, purtroppo è un’aspettativa irrealistica.

Una singola seduta il più delle volte non è sufficiente al terapeuta per mettere a fuoco il problema o la situazione riportata così come non è sufficiente al paziente per prendere consapevolezza della sua volontà di avviare un percorso e con quali finalità.

Generalmente chiedo di concederci due o tre incontri per svolgere una raccolta anamnestica e soprattutto per decidere se posso essere d’aiuto per la problematica riportata e se quindi possiamo essere una futura coppia terapeutica.

Si tratta di una domanda importante in quanto implica per una persona un impegno significativo in termini affettivi, di tempo e non ultimo, economici. Pertanto è comprensibile che la persona richieda un orientamento in tale senso.

Tuttavia è difficile stabilire una durata precisa della terapia perché non si può sapere a priori come la persona risponderà al trattamento.

I tempi di una psicoterapia possono variare da alcuni mesi ad un anno ma può durare anche di più a seconda della natura e della gravità del problema nonché della risposta della persona in base ad una molteplicità di variabili tra cui la motivazione, la capacità di fidarsi/affidarsi, le risorse personali, le risorse esterne, il radicamento del sintomo, gli obiettivi che ci si pone…

  • Quando mi accorgo che il malessere provato e le fatiche incontrate vanno ad inficiare sulla qualità della vita. Il vivere spesso diventa molto pesante e spesso si ha la sensazione di sopravvivere alle giornate perdendo il gusto della vita.
  • Quando a seguito di un evento importante e spesso inaspettato (un lutto, una perdita del lavoro, una separazione, un incidente…) vivo un disagio psicologico per tempi prolungati.
  • Quando mi viene a far compagnia una sensazione di tristezza che con il tempo fa perdere il colore alle giornate, una sorta di grigiore emotivo che pian piano avvolge tutti gli aspetti della vita. Ciò che prima entusiasmava ora inspiegabilmente si traduce in un senso di vuoto che sembra risucchiare tutto il bello della vita.
  • Quando sento dentro di me una nota di sottofondo costante di preoccupazione anche senza un motivo reale. Questa paura spesso diventa progressivamente sempre più grande ed ingombrante tanto da iniziare a rimuginare con un’elevata frequenza a ciò che temo potrebbe accadere, portando con sé una gran confusione oltre che una enorme stanchezza: la mente si trasforma in una fabbrica di pensieri negativi.
  • Quando camminiamo nella vita con delle paure specifiche che possono condurci all’evitamento di quelle situazioni restringendomi il campo di vita (paura di stare con le persone, paura dell’aereo/treno/auto, paura di frequentare luoghi affollati…)
  • Quando sento di il bisogno di chiarirmi le idee e comprendere gli eventi di vita dando voce a ciò che provo e che penso.

Ogni persona fa il suo ingresso in terapia in modo ovviamente unico e personale: c’è chi porta con sé tante domande che riecheggiano nella mente, c’è chi fatica all’idea di fare ordine mentale prima di entrare in terapia, c’è chi non si da il diritto di essere venuto perché i suoi problemi in confronto ai grandi problemi della vita non sono nulla, c’è chi viene sopraffatto dal proprio mondo emotivo che prende voce, c’è chi si sente imbarazzato, c’è chi è un “fiume in piena” di parole perché sente l’esigenza di raccontarsi e vive la sensazione di dover condensare tante informazioni in poco tempo e chi invece sente di non sapere esattamente cosa fare/dire.

Con qualunque stato d’animo ti accosterai andrà bene, sarà il tuo, verrà accolto, ascoltato e non giudicato.
Ci si inizierà così a conoscere, a porre i primi mattoncini per costruire le fondamenta della relazione terapeutica, affrontando le prime fatiche che porta con sé la terapia.

Ogni atteggiamento può essere comprensibile in quanto si sta vivendo qualcosa di nuovo e non sempre di così emotivamente facile.

Ma niente paura!
Non siete soli.

Il mio compito sarà di aiutarvi a sentire, prendere consapevolezza ed esprimere, attraverso il linguaggio, il mondo dei pensieri e delle emozioni, ad ordinare ciò che spesso può sembrare una matassa aggrovigliata a cui dover trovare anche il capo.
Si tratterà di mettersi in contatto con il proprio mondo interiore cercando di tradurre in parole quel malessere che ha condotto in terapia, un malessere non sempre chiaro e definito.

La stanza di terapia può essere pensata come una sorta di “Google translate” in cui viene tradotto il linguaggio interno (fatto di pensieri, emozioni, sentimenti, ricordi da cui si vorrebbe fuggire, presente e futuro, dubbi, desideri espressi e inespressi, rigidità, evitamenti, distorsioni cognitive, autocritiche, consapevolezze, fragilità, capacità e… e…e…) in una forma di vivere nuovo, accogliendo, ascoltando e accettando ogni parte di sé, anche quelle che non ci piacciono e conoscendo quelle che ci guidano ma che non conosciamo.

Si impara a dare gradualmente nuova voce ad un sé che cambia ma che sembra non fare in tempo reale “l’upgrade”, per aggiornare ed accogliere la nuova versione di sé che spesso rimane intrappolata in una vecchia versione di sé.
Non è infatti sempre facile lasciare andare parti di noi che mantengono una coerenza interna, pur nel malessere.

Il cambiamento è ciò che si desidera entrando in terapia ma è anche ciò che si teme, perché non è facile lasciare andare il proprio automatismo di vita, ovvero, in quel modo sappiamo vivere e non occorrono sforzi, ciò che invece implica operare un cambiamento

  • Lo Psicologo ha conseguito una laurea in Psicologia: una laurea quinquennale nel vecchio ordinamento o una laurea magistrale di 3 anni+ 2 anni di specialistica nel nuovo ordinamento; ha svolto un tirocinio post laurea di un anno; ha sostenuto l’Esame di Stato ricevendo l’Abilitazione all’esercizio della professione di Psicologo; deve essere iscritto all’Albo dell’Ordine degli Psicologi della propria regione di appartenenza.L’ambito di intervento dello psicologo è chiaramente regolamentato dalla legge 56/89, il cui art.1 recita: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolta alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità”.

    Nell’Albo Unico Nazionale è possibile verificare se lo psicologo a cui ci si rivolge è regolarmente iscritto.

  • Lo Psicoterapeuta è uno Psicologo (in possesso di tutti i requisiti di cui sopra: Laurea Magistrale; abilitazione con l’esame di Stato ed iscrizione all’Albo dell’ordine degli Psicologi) che ha conseguito dopo la laurea quinquennale, una Specializzazione quadriennale in Psicoterapia riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.L’ambito di intervento dello Psicologo Psicoterapeuta è più ampio rispetto a quello dello Psicologo: si occupa di terapia e non solo di diagnosi, valutazione, riabilitazione e consulenza.

    Vi sono anche i Medici Psicoterapeuti, iscritti all’Albo dei Medici con una Laurea in Medicina e la specializzazione in Psicoterapia. I medici psicoterapeuti possono anche prescrivere farmaci cosa che non compete allo psicologo psicoterapeuta.

  • Lo Psichiatra ha conseguito la Laurea in Medicina e la specializzazione in Psichiatria. È iscritto all’Albo dell’Ordine dei Medici, può prescrivere farmaci e psicofarmaci.Lo psichiatra non fa colloqui psicologici, ma visite psichiatriche.
    La specializzazione in Psichiatria lo autorizza tuttavia anche all’esercizio della Psicoterapia ma molti psichiatri preferiscono prima conseguire una specializzazione in psicoterapia, prima di esercitare la psicoterapia, in quanto non ritengono sufficiente la preparazione “medica psichiatrica”.
  • Lo Psicoanalista è uno psicoterapeuta che si ispira alla psicoanalisi di Sigmund Freud e alle correnti post-freudiane. Gli analisti della Società Psicoanalitica Italiana così come gli analisti dell’International Psychoanalytic Association hanno una lunga formazione basata: su un’analisi personale di qualche anno con un analista esperto della Società stessa; su un corso quadriennale e su una serie di supervisioni di casi clinici.La psicoanalisi si svolge con lo psicoanalista seduto dietro il paziente che lo invita a raccontarsi attraverso una libera espressione di pensieri che fluiscono per associazioni di idee, dando avvio ad un processo lungo di esplorazione e rielaborazione della propria realtà psichica.
    La psicoanalisi non è quindi di breve durata e gli incontri si svolgono più volte a settimana con una durata di 45-50 minuti a seduta.

È importante chiarire che psicologo, counselor e coach non sono sinonimi per indicare la stessa figura professionale.

  • Lo Psicologo ha conseguito una laurea in Psicologia: una laurea quinquennale nel vecchio ordinamento o una laurea magistrale di 3 anni+ 2 anni di specialistica nel nuovo ordinamento; ha svolto un tirocinio post laurea di un anno; ha sostenuto l’Esame di Stato ricevendo l’Abilitazione all’esercizio della professione di Psicologo; deve essere iscritto all’Albo dell’Ordine degli Psicologi della propria regione di appartenenza. Frequentemente lo Psicologo ha conseguito dopo la laurea quinquennale, una Specializzazione quadriennale in Psicoterapia riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.Le figure del coach e del counselor derivano da una formazione non di tipo universitario, pertanto non hanno conseguito una laurea in psicologia. L’attività non è regolamentata da una legge apposita come per gli psicologi (L. 56/89) né appartengono ad un Ordine Professionale che vigili e supervisioni gli iscritti. Sono tra le professioni non regolamentate.

    Entrambe le figure hanno l’obiettivo di tirare fuori il meglio da una persona per giungere ad una propria realizzazione personale.

  • Il Counselor è un professionista della relazione di aiuto “un consulente” che accompagna le persone in un percorso di aiuto per raggiungere la consapevolezza, la crescita ed il cambiamento per vivere una vita più soddisfacente.La nascita del counseling deriva da Carl Rogers all’incirca negli anni ’50 dalla “Terapia centrata sulla persona”.

    È una forma di aiuto breve rivolta a persone che non hanno una patologia e che si occupa di problemi relativi alla sfera conscia della persona.

    Il counseling si basa sull’assunto che ogni individuo ha le risorse per determinare il proprio comportamento, per migliorarsi e preservarsi definita “tendenza attualizzante”; questa funzione innata può in alcuni momenti bloccarsi tanto da dover aiutare il cliente a ritrovare le risorse dentro di sé per sviluppare le proprie potenzialità, esprimere se stesso e realizzarsi così nella propria vita.

  • Il Coach è una figura professionale nata in ambito sportivo negli anni ’80 con l’obiettivo di migliorare la performance sportiva. Si è successivamente diffusa in altri ambiti come quello lavorativo (career coach, business coach), della salute (life coach, health coach) e della finanza (financial coach).Il coach ovvero “allenatore” è un motivatore e facilitatore che accompagna le persone in un percorso di crescita personale, aiutando a trovare e raggiungere i propri obiettivi, mettendo in campo un piano di azione, per raggiungere così ciò che si desidera ottenere. Il coaching è un metodo estremamente pratico e orientato all’azione.

    Aiuta le persone, quindi, a liberare le proprie potenzialità inespresse, mantenendo un rapporto positivo con il cliente basato sull’ascolto, sull’empatia e su delle buone doti relazionali e comunicative.

    In sintesi: il coaching è più indicato per persone che hanno già chiaro cosa devono raggiungere ma necessitano di un supporto per arrivare alla meta; il counseling è più indicato in quelle situazioni in cui le persone vivono uno stato di incertezza, permettendo in primis la creazione di quelle condizioni fondamentali per capire se stessi e dirigere così la propria azione verso degli obiettivi.

Convengo con questa affermazione, la terapia ha un costo importante, è da tutti i punti di vista un investimento importante in termini di tempo, emotivi ed anche economici.

È pur vero che si è maggiormente predisposti a prendersi cura di sé quando il problema è fisico e si tende invece a rimandare maggiormente quando il problema è di natura emotiva, psicologica.
Questo però può portare alla conseguenza di un aggravio dei costi, in quanto, un intervento tempestivo può concludersi con una tempistica più breve rispetto ad un problema che si è trascinato per molto tempo.

Il mio consiglio è di contattarmi o comunque di contattare il terapeuta prescelto per spiegare la propria necessità insieme alla propria difficoltà, così da poter comprendere se si può trovare, in caso di reale necessità, un punto di incontro nel quale potersi muovere entrambi con maggiore serenità.

In alternativa ci tengo a ricordare che nel proprio territorio di residenza ci sono dei consultori e dei CSM a cui poter accedere o gratuitamente o con il ticket.

Non è raro trovarsi nella condizione in cui ci si rende conto che una persona a noi cara avrebbe bisogno di una psicoterapia.

Uno dei pilastri della psicoterapia però è la motivazione e
se la persona non è consapevole della propria problematica, perché non la riconosce, non vorrà lavorarci e non riuscirà a lavorarci anche se costretto.

Per avviare una psicoterapia è imprescindibile volerlo e ciò è indispensabile per una buona risoluzione.

Ciò non toglie che si può avere un confronto costruttivo con la persona per avanzare la proposta di avviare un percorso terapeutico con il fine di ritrovare il proprio benessere psicofisico.

Se avute avuto un’esperienza di psicoterapia potete raccontarla alla persona così da liberarla da alcuni pregiudizi che possono ruotare attorno alla figura dello psicologo “lo psicologo è solo per i matti” e allontanare da paure e falsi miti che possono influire sulla sua decisione.

Non è inusuale sentire questa affermazione ma la psicoterapia non è un credo religioso a cui credere o no ma una disciplina scientifica.

Se ho mal di schiena andrò dall’ortopedico, se avrò segnali quali fiato corto, palpitazioni e/o vertigini andrò dal cardiologo e se avrò un malessere quotidiano emotivo che gradualmente andrà ad inficiare il piacere delle mie giornate andrò dallo psicologo.

Purtroppo le persone si danno più il diritto di curare un malessere fisico ma non sempre si danno il diritto di prendersi cura del loro malessere interiore.
Siamo fatti di corpo e psiche interconnessi ma troppo spesso si pensa solo al corpo ma il corpo senza una psiche sana non può funzionare.

Una macchina senza motore potrebbe mai camminare?
Perché allora un corpo con un’emotività spenta dovrebbe poter andare avanti?

Quante volte ti sei ritrovato a comprare qualcosa perché consigliata nonostante l’incredulità? O quante volte ti sei ritrovato a fare qualcosa in cui non credevi ma che ti dicevano essere giusto per te?

Anche in questo caso ti viene chiesto di andare oltre i tuoi limiti di vedute e di provare per poi decidere se eventualmente non credere.

Provare per credere!

Raccontarsi alle persone a noi vicine è sicuramente una grande risorsa personale ed un fattore protettivo nei confronti del malessere psicologico ma non è sufficiente.

Un amico può ascoltare, empatizzare e consigliare e pertanto involontariamente condizionare, indirizzando verso ciò che generalmente funziona per sé e nelle tematiche più complesse manca di strumenti.

Il terapeuta ascolta, empatizza ed ha degli strumenti per instaurare un dialogo relazionale che non si riduce al consigliare ma apre il dialogo del paziente con se stesso per comprendere: chi è, cosa desidera, quali sono i suoi limiti, quali sono le sue rigidità, cosa gli piace e cosa non gli piace, quali sono le sue capacità per appropriarsi delle proprie peculiarità, quali pensieri disfunzionali guidano il suo vivere, quanti colori ci sono nel proprio mondo emotivo e come funziona dandosi il diritto anche di “scatenare l’infero”, dove vuole andare e direzionare così le sue scelte verso un cammino fatto della sua unicità: ad incontrar se stesso.

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